Keelton - Cose da questo mondo
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Capo Nord in moto: come è nato il mito? Non c'è motociclista che non l'abbia pensato, ne abbia sentito parlare, abbia conosciuto qualcuno che lo vuole fare o lo ha fatto: andare a Capo Nord.

 

Ma perchè Capo Nord? Perchè non Mosca, o Samarcanda, o la Cina, l'India, il Giappone... Capo Nord non è il posto più lontano, non è il più freddo... Eppure, ha qualcosa che i motociclisti si tramandano generazionalmente da... Già, da quando?

 

Se ve lo siete chiesto, eccovi la risposta.

 

Mentre leggevo documenti vari per preparare un articolo, mi sono imbattuto in questa notizia:

 

"il 4 dicembre del 2013, nelle acque di Porto Venere (La Spezia), è stato recuperato questo relitto di aereo caccia, affondato durante la seconda guerra mondiale. Il velivolo, pilotato dall'allora ventisettenne spezzino maresciallo Luigi Guerreri, si inabissò il 16 aprile 1943 a causa di un'avaria al motore."

 

La cosa mi ha incuriosito e ho approfondito, e ho trovato il video del recupero, che pubblico qui sotto:

Dove è stato portato questo relitto? Al Museo dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sul Lago di Bracciano, provincia di Roma, dove verrà ristrutturato e quindi esposto. Siccome è una zona da cui passa uno dei percorsi che sto trascrivendo per "Le motomeraviglie capitolo 2", ho pensato di indagare ulteriormente.

Ho scoperto che l’odierno museo nacque come primo centro sperimentale di aviazione in Italia, nel 1904.

Per capirne l’importanza, bisogna ricordarsi che il primo volo a motore della storia fu compiuto dai fratelli Wright nel 1903, ovvero solo un anno prima. Quindi, si trattava di un centro di avanguardia, secondo a pochi nel mondo.

E' da questo sito che prese il volo, nel 1908, il primo dirigibile italiano, l'N1. Perchè è importante? Guardate bene la foto... Fu l'N1 chiamato -badate bene- NORGE (vi ricorda qualcosa questo nome?),  dell'ing. Nobile, partito da Ciampino nel 1926, a compiere un'impresa leggendaria: il primo sorvolo del Polo Nord.

Per quanto oggi la ricordino in pochi, l'impresa fu di portata davvero mondiale poichè, in assenza di radar, gps, satelliti e di ogni altro strumento moderno, il Polo Nord era allora l'ignoto assoluto ed avventurarvisi, con i suoi venti, le temperature invivibili per le persone e per i motori, i cambi metereologici e  la totale assenza di informazioni, era una missione "lunare". Si potrebbe dire che  Norge fu, nel 1926, l'Apollo 11 del Polo Nord.

Nel 1926, l'anno dell'impresa, in Italia eravamo in pieno fascismo, e Mussolini (qui ritratto proprio con Nobile, il comandante del Norge) non si fece scappare l'occasione di fare della gloriosa impresa un motivo di vanto per la nazione e, di riflesso, del fascismo. 

Il Norge, quindi, venne osannato anche oltre i propri indubbi meriti;il regime lo innalzò a simbolo di capacità, intraprendenza e gloria italica nel mondo.

Gli italiani erano orgogliosi non meno di quanto lo sono stati per la vittoria della nazionale di calcio dell'82 di ritorno dalla Spagna o per quella del 2006 di ritorno dalla Germania.

E qui arriviamo al punto motociclistico: nel 1926 la Moto Guzzi era una giovane azienda di soli 5 anni di vita, alla ricerca di immagine e pubblicità. Carlo Guzzi, il fondatore, nel 1927 mise sul mercato il modello GT500 e, con evidenti e indubbi motivi pubblicitari, le aggiunse l'appellativo "Norge", come il dirigibile.

La mossa non ebbe esattamente l'effetto sperato; suscitò un coro di proteste dalle case motociclistiche concorrenti, le quali accusarono la Moto Guzzi di approfittare slealmente della popolarità di quell'impresa, senza averne alcun merito.

La diatriba diventò una guerra a colpi di comunicati-stampa che causò molte inquietudini a Carlo Guzzi, il quale temeva un enorme "danno d'immagine" per l’azienda.

Ecco, allora, la mossa geniale che diede l’inizio al mito di Capo Nord: nell’estate del 1928 Giuseppe, fratello di Carlo Guzzi, partì in direzione nord per arrivare dove finisce l’Europa, e raggiunse -per la prima volta e al di là e al di sopra dell'immaginario collettivo- il Circolo Polare Artico.

Una simile impresa sulle strade e con le moto dell’epoca fu strabiliante, e rieccheggiò su tutti i giornali del continente e anche oltre. Fu così che la Moto Guzzi poté utilizzare a pieno titolo la denominazione "Norge", e Capo Nord divenne un'importante meta mototuristica.

 

Qui sotto, la mitica GT 500 NORGE, la moto con cui Naco Guzzi fece l'impresa e iniziò il mito di Capo Nord.

Sul lago di Como fate visita al museo (e fabbrica) della Moto guzzi, a Mandello del Lario (Lecco):  Si possono visitare la fabbrica della Moto Guzzi, lo Shop, la galleria del Vento e parte della fabbrica durante i GMG, ovvero i Giorni Moto Guzzi, che si tengono ogni anno in estate. Nei restanti periodi sono aperti in settimana il museo e lo shop.

P.s.: ringrazio Carlo Spotti che ha corretto l'articolo con il seguente commento su Facebook:

 

  • Carlo Spotti Bella storia e bell'articolo, solo un appunto : la moto del video non é la moto del viaggio. Di quella, il Naco ne espiantò il motore ( ritenendolo "eterno" e dicendo che sicuramente sarebbe sopravvissuto a lui ), per trapiantarlo sulla ciclistica di una più moderna GT 17, nata per le forniture militari. Dell'esemplare originale, la prima GT prodotta appunto, se ne sono perse purtroppo irrimediabilmente le tracce.
  • Alberto Bonomi se non ti spiace, uso il tuo commento per aggiungerlo all'articolo.
  • Carlo Spotti Non mi dispace assolutamente. Aggiungerei anche che l'Ing. Guzzi non é arrivato fino al Circolo Polare, si é fermato poche centinaia di Km prima, esattamente a Trondheim. Motociclismo del suo tempo ne pubblicò un bellissimo diario di viaggio.

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