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Sulle tracce de "Il buono, il brutto, il cattivo"

Breve storia del western secondo Sergio Leone

A chi volesse approfondire consiglio questo libro, a me è stato utilissimo

Come sicuramente molti sapranno, la maggior parte dei film western "all'italiana" fu girata in Spagna e non negli Stati Uniti d'America o in Messico.

 

La ragione è presto detta: girare in America avrebbe avuto costi ben superiori e difficilmente sostenibili dal cinema nostrano. Quindi, serviva una location più vicina e l'unico deserto d'Europa di trova a Tabernas, in Spagna.

 

Fu, quindi, in Spagna, ma non sempre e non solo a Tabernas, che prese vita la TRILOGIA DEL DOLLARO di Sergio Leone, ovvero la serie dei tre film western all'italiana di gran lunga più famosa.

 

Ed è, quindi, nella penisola iberica che il motoviaggiatore può recarsi, ancora oggi, per ritrovare i luoghi di quei magici film, consacrati dalle musiche del maestro Ennio Morricone.

"Qualcuno ha scritto che il western all'italiana l'ho inventato io. non è vero. Prima dei miei, ne erano usciti una quarantina. Solo che io ci ho creduto e li ho fatti con serietà, i miei film, non soltanto per il tozzo di pane." Sergio Leone, 24/5/1966

 

 

...Nel novembre del 1964 esce, nelle sale italiane, il film "Per un pugno di dollari", firmato dalla regia di Bob Roberson, ovvero Sergio Leone nel suo nome d'arte americaneggiante. La critica italiana è impietosa; Per Mario Soldati "le lunghe scene mute simulano la suspance alla Ford e poi invece ci si accorge che era un espediente per evitare difficoltà di dialogo", Tullio Kezich lo definisce "un catalogo di efferatezze senza giustificazione poetica e narrativa", e "un sottoprodotto culturalmente e moralmente deprecabile". Per CINEMA60, rivista di settore, il film è una "mistificazione" e  una "riprovevole emozione gastro-ghiandolare". Curioso, invece, che negli stessi giorni la critica americana, a firma di Hawk, corrispondente da Roma per Variety, un settimanale autorevole di critica Hollywoodiana, scriva: "Sarà una delle sorprese della stagione" e "Approccio ironico" e "Energia alla James Bond". 

 

Le ragioni di queste differenze critiche sono presto dette: Leone aveva inventato un nuovo modello di western, che sostituiva il buono che vince sul cattivo con un cattivo astuto che vince su altri cattivi meno astuti. e questa mancanza di morale venne vista di malocchio dalla critica italiana, bigotta e moralista, degli anni 60, che guardava alla produzione Hollywoodiana come ad una Mecca da imitare.

 

Ma quel che conta è che il pubblico apprezzò lavoro di Sergio Leone e "Per un pugno di dollari" fu visto da oltre 3 milioni di spettatori nel mondo, per un incasso di 3182 milioni di lire, e poi superato dal successivo "Per qualche dollaro in più", che ne incassò 3497. Era nato il fenomeno del western all'italiana. Della "trilogia del dollaro" di Sergio Leone fa parte anche "Il buono, il brutto, il cattivo". Il film di cui ci occupiamo qui è lungo 116 minuti ma, nella ricerca che sto effettuando per scrivere questo post, ho scoperto che ne esiste poi una versione uncut (cioè non tagliata) lunga di 182',  che rende più completo lo svolgimento del film ed è molto utile anche per individuare le locations.

Cercando le locations più evocative del mitico film..

Nel 1966, Sergio Leone firma un film destinato a diventare un Cult, scritto con la "C" maiuscola; stiamo parlando di "Il buono, il brutto, il cattivo", con Clint Eastwood (il buono), Eli Wallach (il brutto) e Lee Van Cleef (il cattivo).

 

Perchè è un Cult? Si potrebbe rispondere perchè rinetra nei pochi, anzi pochissimi film che si ricordano e si tramandano a distanza di 50 anni, conosciuto in tutto il mondo nonostante la produzione al tempo abbia fatto estremamente fatica a diffonderlo, per totale mancanza di risorse economiche. Del resto, io Stesso ho 37 anni, quindi sono nato 11 anni dopo le riprese, eppure sono qui a scriverne.

 

Si potrebbe rispondere anche che la scena finale del film (quella nel cimitero di Sad Hill) ha fatto storia e scuola nel cinema mondiale ed è stata copiata e parodiata centinaia se non migliaia di volte; si potrebbe rispondere altresì che le musiche del film (Ennio Morricone) sono tuttora così popolari da essere vendute in cofanetti regalo ed essere protagoniste di concerti teatrali tenuti dallo stesso maestro in tutto il mondo, e a tal proposito verrebbe da chiedersi: esistono altri casi di compositori di musiche cinematografiche che abbiano ottenuto un tale successo da fare concerti in tutto il mondo? Risposta: no. Quello di Ennio Morricone è un caso unico e forse irripetibile.

 

questo film è citato tra i "500 da vedere prima di morire", di Marco Belemmi, libro che consiglio a tutti gli amanti del cinema.

Ci si potrebbe chiedere: quanti sono i film per i quali si fa una festa per il 45° anno dalla produzione, ottenendo la partecipazione commossa (e gratuita) degli attori che lo fecero? (vedi approfondimenti qui a lato).

 

E ancora: quanti sono i film per i quali esistono comitati di conservazione e divulgazione, e quanti sono i film per i quali turisti non solo italiani o spagnoli bensì europei, americani, giapponesi, viaggiano in Spagna per visitare le stesse location che ho visitato io, pur in assenza di qualsiasi tipo di promozione turistica, cercando informazioni come si può e affrontando un viaggio in ogni caso caro, poichè fuori dalle normali rotte turistiche?

 

Questo film è inserito nel prezioso elenco dei "500 da vedere prima di morire". Questa è la recensione che ne fa il libro: "Una prova di forza quella di Sergio Leone, un film che sradica ogni canone classico del western per restituire un'opera di una vividezza, di una forza impressionante. Clint Eastwood e Lee Van Cliff lavorano bene, ma è Sergio Leone che tesse la trama e confeziona un capolavoro assoluto. Revisione e sublimazione del genere western attraverso la cartina tornasole della caratterizzazione barocca dei personaggi. La forza espressiva non nasce dalla storia nè dalle grandi emozioni messe in campo, ma dal realismo ossessivo degli uomini che animano la narrazione. Un italiano che possa essere degnamente accostato ad un nome come John Ford, ditemi voi se non è motivo di vanto."

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